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Klimt: la modernità come creazione collettiva
Un'opera visiva in cui confluiscono programmaticamente pittura, decorazione, grafica, musica; un lavoro collettivo (realizzato nel 1902 da 21 persone) che diventa un monumento alla concezione moderna dell'arte. È il “Fregio di Beethoven” che Gustav Klimt realizzò per la Secessione viennese e che diventa protagonista, nel centocinquantenario della nascita dell'artista, di una mostra milanese.

Disegni, pagine di grafica editoriale e manifesti di Klimt, Koloman Moser, Kurzweil, Andri, Roller, Hodler e altri protagonisti della secessione viennese (alcuni rari disegni provengono da una collezione newyorchese) intorno a una curiosa citazione: una versione parziale, realizzata da Maria Porro e da altre quattro esperte scenografe, di una parte del celebre “Fregio di Beethoven” di Klimt.





Il Beethovenfries di Vienna: un particolare della copia parziale realizzata per la mostra milanese su Klimt.


Un'opera collettiva per eccellenza, polimaterica, decorativa, che costituisce a tutti gli effetti un prototipo del modo di lavorare nella comunicazione visiva che sarebbe diventato nel Novecento sempre più diffuso e che oggi è la regola. Un lavoro a più mani, con competenze diverse, con materiali diversi e “tattili” all'unico fine di ottenere il massimo dell'espressività.

La mostra è a cura di Annette Vogel (disegni) e di Lorenza Tonani (per la sezione sulla grafica della Wiener Sezession).


Kustav Klimt
Disegni intorno al fregio di Beethoven

4 febbraio – 6 maggio
Spazio Oberdan, v.le Vittorio Veneto 2, Milano



In alto: particolare di un'illustrazione di Koloman Moser, da “Ver sacrum”, n. 1, a. 1898, p. 11 (Università degli Studi di Milano, Centro Apice Archivi della Parola, dell'Immagine e della Comunicazione Editoriale)