Fondazione ADI

Relazione della giuria

Al primo Concorso nazionale del Premio “La Rinascente Compasso d’oro” per l’estetica del prodotto, indetto nel 1954, hanno risposto 470 produzioni con un complesso di 5700 oggetti sottoposti alla Giuria che si è riunita nelle successive sedute dal 6 al 29 settembre 1954, nelle quali dai primi esami generali e dai successivi per individuare le produzioni da “segnalare” e da ammettere alla pubblica mostra del Premio “La Rinascente Compasso d’oro” avvenuta dal 29 settembre al 10 ottobre al Circolo della Stampa in Milano, nel palazzo Serbelloni in corso Venezia, si è giunti all’esame finale per l’assegnazione dei “Compassi d’oro” 1954.

La Giuria ritiene di dover qui precisare utilmente, a proposito della prima scelta fatta appunto fra tutti i partecipanti nelle riunioni iniziali, alcuni principi che spiegano come parecchie produzioni interessanti – specie fra i giocattoli e gli abbigliamenti – non abbiano potuto, nonostante i loro meriti, essere prese in considerazione, sia per la mostra quanto per il premio.

Un giudizio selettivo in base alla moderna  “estetica del prodotto” può infatti intervenire solo per quelle produzioni nella creazione delle quali si possa avvertire con la qualità ed il ritrovato tecnico, anche la presenza di un “controllo” d’ordine estetico il quale appartenga al gusto severo della semplicità formale o della sintesi figurativa; il gusto stesso cui appartengono tutte le produzioni che nel mondo costituiscono la espressione moderna più valida del “disegno per l’industria”, e danno il carattere più elevato allo stile che va determinando. In esso “disegno per l’industria” le facoltà intellettuali sono tipicamente applicate con rigore, sia a ricondurre la forma alla sua sincerità rispetto alla funzione, rifiutandole ogni sovrapposizione stilistica o accademica o ornativa, quanto ad inserire nel medesimo stile anche  le applicazioni “figurative” quando esse sono implicite nel genere della produzione e ciò per lo stesso imperativo di gusto. Gusto che ha due provenienze: una “culturale” che muove dai movimenti moderni delle arti, l’altra da definirsi “morale-tecnica” perché vuole rispondere con estrema sincerità ai postulati insiti nella funzione e da essa suggeriti, rifiutandole anche ogni fatua vistosità.

Quando i risultati di quel “controllo” estetico si identificano formalmente con la destinazione e il carattere dell’oggetto, e si arriva alla purezza  ed essenzialità della “forma della funzione”, allora l’oggetto è perfetto, e la sua forma è “vera”.

Tutto ciò è detto per esatta comprensione dell’operato della Giuria, nonché per meglio orientare quanti si appresteranno a partecipare ai prossimi Premi “La Rinascente Compasso d’oro”, rendendo loro chiari i motivi per i quali tante produzioni notevoli presentate al primo “Compasso d’oro” nel 1954 non siano risultate alla Giuria come appartenenti in pieno all’ordine nel quale si esprime la moderna “estetica del prodotto”: fra i giocattoli, ad esempio, non potevano essere presi in considerazione per mancanza di interpretazione formale bambole ed animali solo vistosamente veristici o pseudoveristici, mentre è stata presa in considerazione massima, cioè è stata premiata, una produzione, quella del giocattolo di Munari, nella quale la forma portata alla essenzialità fa tutt’uno nella sua espressione con la materia che la compone e l’articola. Molte produzioni ceramiche decorate o decorative esulavano parimenti dai precetti del “disegno per l’industria”, mentre vi rientrava tipicamente e più d’ogni altra cosa il servizio, premiato,  di Richard Ginori, che risponde con volumi essenziali al motivo funzionale che lo determina, motivo che è nella riduzione estrema dello spazio occupato. Questi due esempi valgono per le molte altre produzioni e per tante altre partecipazioni – specie per l’abbigliamento non sportivo – nelle quali la Giuria non ha ritrovato cose che rispondessero a una nuova concezione realizzata nel “gusto” che s’è indicato.

La Giuria si augura che l’esperienza di questo primo Premio “La Rinascente Compasso d’oro”, che per merito della produzione italiana ha pur dato eccellenti risultati e significativi, serva ad orientare – specie in alcuni e non facili campi- le partecipazioni ai futuri Premi “La Rinascente Compasso d’oro”, per le quali giova tuttavia vengano qui ripetuti alcuni requisiti indispensabili perché siano presi in considerazione.

Questi requisiti sono:

a)  una effettiva invenzione funzionale, come è risultato ad esempio nella valigia di Valextra – oppure l’estremo perfezionamento nella funzionalità di una produzione in atto, nella forma esatta ed esclusiva che ne deriva, come ad esempio nel fucile di Franchi, o nella giubba da pesca “Italia”;

b)  una effettiva originalità di concezione formale, come ad esempio nella sedia di De Carli;

c)  l’applicazione delle nuove materie e dei nuovi procedimenti che la tecnica moderna ha creato come nella produzione “segnalata” della Kartell;

d)  l’integrazione, espressa nella sua sincerità (il che significa semplicità), dei termini “materia-forma-colore-linea-funzione” in una espressione controllatissima di gusto, quale è quella che possono esercitare artisti specializzati, o di sicura vocazione per ciò, come avviene ad esempio per le produzioni “controllate” da Nizzoli, da De Carli, per citare due nomi;

e)  la sintesi figurativa, ove intervenga una espressione di questo genere figurativo: come nell’esempio, già illustrato, del giocattolo di Munari;

f)  l’essenzialità formale, ossia una ricerca di forma estremamente unitaria, come ad esempio per la fischietta ideata da Franco De Martini per la Atkinsons;

g)  la coerenza di una intera produzione, poiché non appartengono in pieno al mondo del “disegno per l’industria” quei prodotti che venissero fatti soltanto occasionalmente per il Premio “La Rinascente Compasso d’oro” quando il resto della produzione ne rimanesse estraneo. Appartengono invece in pieno alla “estetica del prodotto” quelle produzioni costantemente coerenti ad un alto tenore estetico moderno, come ad esempio quelle di Olivetti, di Arteluce, di Zerowatt, della Rima;

h)  la esecuzione ineccepibile, e al qualità della materia, dove – per non venir fraintesi – occorre precisare che si tratta di qualità tecnica “pertinente” alla produzione, e non di qualità intesa solo come manifestazione di lusso.

La qualità della materia deve essere “in armonia” col genere e la destinazione del prodotto.

E’ basandosi su questi principi, che escludono ripetizioni, imitazioni, sovrapposizioni formali abusate, complicazioni, decorativismi, vistosità commerciali, qualità scadenti ecc. che la Giuria ha raccolto la produzione da  segnalare per la mostra del Premio “La Rinascente Compasso d’oro 1954”.

Essa si augura che  molte produzioni di grande valore e qualità, che in occasione del Premio “La Rinascente Compasso d’oro 1954”  non hanno potuto appartenere a quel clima nel quale si esprime l’estetica della produzione, possano essere presenti e prevalenti nei prossimi “Compassi”.

I criteri qui esposti rappresentano la motivazione dell’operato selettivo iniziale della Giuria, che per la stessa complessità del compito ha formulato il suo giudizio (significativamente non sempre concorde né espresso all’unanimità”)per l’indicazione, caso per caso, delle varie produzioni atte ad essere segnalate e presentate alla mostra del Premio “La Rinascente Compasso d’oro”; presentazione che nella sua complessiva espressione unitaria di gusto è sembrata tuttavia rappresentare unità di giudizio pur derivante da diverse impostazioni.

La Giuria esprime il desiderio che l’elenco delle produzioni che sono state presentate alla mostra venga riprodotto, con speciale rilievo, nella pubblicazione ufficiale del Premio “La Rinascente Compasso d’oro 1954” come uno dei suoi precipui risultati, sia per estensione che per unità, e che siano riprodotti nelle illustrazioni gli esempi più probanti fra le produzioni esposte.

Da questa selezione per la mostra, si è mossa poi la Giuria per la difficile opera di scelta per assegnare i premi “La Rinascente Compasso d’oro 1954”. Il valore delle migliori produzioni, lo scarto minimo fra esse, le difficoltà stesse di individuare questo scarto, hanno reso più arduo, ancora cordialmente e (significativamente) discorde il giudizio dei membri della Giuria, per la differenza dei casi e la difficoltà nel compararli.

La Giuria ha dovuto perciò riferirsi in alcune circostanze ai differenti termini di giudizio che le erano consentiti, a volte considerando anche l’unità e la coerenza stilistica di una intera produzione (Olivetti, Rima, Arteluce, Zerowatt), rappresentabile da uno dei suoi oggetti, a volte considerando invece l’iniziativa di un’altra produzione che abbandonando il vieto andamento commerciale si cimentava col concorso di un artista in una espressione moderna (plastica di Pontelambro con disegni di Huber), a volte segnalando i valori di controllo estetico che una produzione ha voluto fosse esercitato da un artista di merito (Nizzoli) e via dicendo.

La Giuria ha consegnato il suo giudizio finale nelle motivazioni che sono riprodotte nella pubblicazione ufficiale del Premio “La Rinascente Compasso d’oro 1954”.

Concludendo, con esse e la relazione della Giuria, si può fare un favorevole panorama di quei risultati del Premio “La Rinascente Compasso d’oro 1954” che la migliore produzione italiana ha consentito. In esso troviamo rappresentata in un modo veramente esemplare, da parte di alcune industrie grandi e piccole, la coerenza stilistica di una intera produzione (da Olivetti, alla Rima, alla Zerowatt, ad Arteluce ecc.); in esso troviamo rappresentato il controllo estetico di artisti ed  architetti (da De Carli a Nizzoli, da Munari a Huber, Magnaghi, per dire solo di alcuni, ma estendendo il riconoscimento a tutti gli altri ideatori-disegnatori che risultano di eguali meriti); infine troviamo rappresentate volta a volta  l’invenzione, la originalità concettiva, la tecnica ineccepibile, la sincerità formale, l’esecuzione eccellente, la sintesi figurativa, la castigatezza di linea.

Nel vetro di Seguso, infine, si può simbolizzare, nel suo significato speciale “di oggetto d’arte”, quella essenzialità nella quale esprime  il più educato gusto moderno.

Aldo Bassetti
Cesare Brustio
Gio Ponti
Alberto Rosselli
Marco Zanuso